Intervista su:La Diretta Nuova

15 marzo 2013

Da dove nasce la tua passione per l’arte?

«Ho sempre disegnato; da piccola giocavo molto con acquerelli, pastelli, plastilina; il mio primo quadretto è stata una piccola maschera bianca di das su uno sfondo blu, avevo 6 o 7 anni e poi sicuramente sul mio percorso, hanno influito gli stimoli che mi ha dato mio padre che da sempre, ha avuto una forte passione per l’arte».

L’arte è solo una passione o anche un lavoro?

«L’arte è principalmente uno sfogo, un momento di relax, un divertimento….se può diventare un lavoro non so. Sicuramente oggi non mi permette di mantenermi ma in futuro chissà, me lo auguro!».

Parlami della tua tecnica: “il collage” cosa rappresenta per te!?

«Amo il collage, o meglio quella tecnica definita “attaccage” alla maniera francese, perchè oltre alla carta e ritagli di giornali, utilizzo oggetti vari: bulloni, viti, rondelle ma anche bottoni, piccole mollette…cose che trovo anche per strada. Ovviamente hanno un senso nella composizione, a livello visivo, grafico e concettuale.

E poi mi permettono di avere un rapporto con gli oggetti: in un periodo storico dove tutti sono soliti gettare oggetti ormai desueti a me piace raccoglierli. Così un chiodo arrugginito diventa il gambo di un fiore, bulloni sono uccelli, l’uncino spezzato di una gruccia è il punto interrogativo di un quesito. Questo dimostra che ogni elemento, apparentemente insignificante ha il suo valore e che il contesto è più forte dell’elemento stesso. In semiotica si parla dell’oggetto, del suo nome e del suo significato.
Una cosa non prescinde dall’altra perché per convenzione siamo abituati a decifrare il nostro mondo con questi schemi. Ma se un oggetto è riposizionato in un altro contesto oltre a cambiare il suo significato potrebbe anche modificare la sua natura stessa e quindi perdere la sua funzione originaria per assumerne un’altra. Ecco perché un bottone può diventare: “la luna” tra nuvole di carta oppure “la ruota” di un ingranaggio, a seconda dei casi. E questo mi diverte molto! Lo trovo magico!».

Ti ispiri a qualche artista in particolare?

«Qualcuno ha detto che i miei collage sono dadaisti. Per me è un onore. Per esempio Kurt Schwitters mi piace molto, e forse è quello che mi ha influenzato di più, ma perché lui è stato un precursore, il riuso di oggetti, attualmente è una pratica quasi ovvia, ne sentiamo l’esigenza, ma ai suoi tempi era solo l’inizio del consumismo e lui, già aveva inteso l’innovazione del recupero.»

[Miryam Spinazzola]

interview2

 

Back to top